“Pro aris et focis”: essere cavalieri cattolici non è fuga nel passato, ma volontà cristiana di vivere il presente

È un dato di fatto che esistono oggi due modi diversi di aderire e vivere la fede cattolica: scendendo o non scendendo a compromessi. Per chi accetta il dettato della Scrittura, la Tradizione e il Magistero senza nulla togliere e nulla aggiungere, arriverà certo un momento in cui si sentirà una grandissima sofferenza e inquietudine esistenziale, dovuta al fatto che il mondo di oggi (specialmente quello occidentale) si caratterizza per una decadenza morale e spirituale che rende la “Città degli uomini” assai diversa da come potrebbe essere se non dico tutti gli esseri umani, ma almeno quelli che si dicono cristiani, vivessero il Vangelo con coerenza.

Ebbene, in noi che soffriamo questa inquietudine esistenziale emerge l’esigenza che la vita di fede sia non un semplice andare a messa la domenica mattina, come fanno i “buoni borghesi” che poi usciti dalla Chiesa si dimenticano di Dio e dei Suoi comandamenti, ma piuttosto la volontà battagliera di combattere a lode e gloria del bene (la Santissima Trinità, la Santa Vergine e la Madre Chiesa) contro il male che è Satana, inteso sia come essere personale (angelo ribelle a Dio scacciato dal Paradiso da San Michele Arcangelo) sia nelle sue manifestazioni socio-politiche; due su tutte: satanismo e relativismo.

Immersi in una società dove all’infuori dell’altare, il trono e il focolare tutto è: sballo, bestemmia, pornografia, aborto, materialismo e indecenza, si presenta al cavaliere di Cristo una scelta amletica: o chiudersi sdegnosamente e aristocraticamente nella sua superiorità morale, rifugiandosi in un mondo ideale, bellissimo certo, ma fantastico e irrealistico, o vivere il Vangelo nel mondo, ma senza appartenere al mondo, e quindi trasformando la sua fede in un’operosa carità e il suo ardore di cavaliere in una lotta pura e ideale per un mondo più conforme al Vangelo.

Posto che rinunciare alla lotta ci renderebbe dei vigliacchi, la seconda opzione si impone.

Il punto è capire in che cosa si sostanzia la lotta sì che il cavalierato non sia una mera cerimonia solenne con mantello crociato indosso.

Va detto a tal proposito che il cavaliere, pur votato al combattimento, disdegna la violenza, sì che ritiene moralmente lecito l’uso della forza solo quando non sussistono alternative pacifiche per impedire all’ingiusto aggressore di nuocere all’innocente.

Fuori da questo caso, la lotta è contro il demonio e i suoi angeli caduti.

Il cavaliere moderno non è munito di baionetta e divisa da zuavo pontificio per combattere i garibaldini che vogliono privare papa Pio IX del trono pontificio come avveniva nel 1867. Ciononostante può intraprendere una lotta non meno santa e nobile.

Quando il martedì e il giovedì sera, invece che stare a casa a guardare il telegiornale sportivo, il segretario di una confraternita mariana (come può essere quella di Sant’Efisio, a Quartu Sant’Elena, di cui ho l’immeritato privilegio di essere vessillifero) si reca in Chiesa per guidare i suoi fratelli nella recita del Santo Rosario, egli sceglie così di scendere sul campo di battaglia spirituale, per adorare l’Altissimo, venerare la Vergine e combattere il maligno. Il Rosario è la sua sciabola, il saio blu la sua divisa, i confratelli i suoi camerati.

Tanti esempi, diversi ma simili, potrebbero farsi.

Quello che va messo in luce, più di tutto, è che l’etica cavalleresca non è e non può essere una fuga dalla realtà, sì da sfuggire al dovere della lotta concreta nella vita di tutti i giorni.

Mettere un blocco ai siti pornografici sul proprio pc è un modo per tutelare la purezza dell’eros coniugale così come Dio l’ha stabilita e rimanere fedeli alla propria moglie.

Saltare colazione e pranzo ogni mercoledì e venerdì, accontentandosi a cena di un po’ insalata e legumi sconditi, significa riscoprire la salutare pratica del digiuno, perchè come dice Gesù: “questa razza di demoni si scaccia solo con la preghiera e il digiuno”.

Svegliarsi alle tre di notte per pregare insieme alla propria moglie, dopo aver letto insieme il Cantico dei Cantici, rinunciare alla pizza del sabato sera per avere una decina di euro in più da dare in elemosina il giorno dopo ai mendicanti fuori dalla Chiesa, rinunciare a vedere la partita di Champions il mercoledì sera perchè prorpio in quel giorno esce l’unità di strada della associazione Papa Giovanni XXIII, che porta via le prostitute (leggasi: schiave dei racket della prostituzione) dalla strada ecc. ecc.

Tutti questi non sono che modi diversi di concretizzare nella vita quotidiana la lotta spirituale contro il maligno, sì che un giorno, davanti al Tribunale di Cristo, la Santa Vergine e il nostro angelo custode possano dire al Signore: “sì sono peccatori, ma per amore Tuo e del Tuo Vangelo, hanno vissuto da veri cavalieri, con fede e carità”.

Dico questo perchè sia chiaro che essere cavalieri non significa vivere di letteratura epica e indossare mantelli crociati. Essere cavalieri significa assumere su di sè l’onere e l’onore di vivere autenticamente la propria militanza cattolica, sì che se da un lato con la preghiera e il digiuno si indebolisce l’azione spirituale malefica del maligno, d’altra con la carità e la giustizia si soccorrono i poveri, gli oppressi, i miseri, i sofferenti in cui il Cristo si identifica come ci racconta Mt 25, 31 – 46.

Per dirla in altre parole più sintentiche: essendo la vita cattolica una vita di combattimento contro la tentazione al male che viene dal demonio, la cavalleria (che fu la parte più nobile ed eroica della Cristianità medievale e della Restaurazione) lungi dall’essere un mero retaggio del passato, è anzi una via autentica di santità, con cui nobilitare l’animo nella lotta spirituale. La cavalleria non è morta e finchè esisterà un cristiano sulla Terra, non morirà mai: semplicemente da militare che era, è diventata spirituale.

La vera Crociata oggi non si combatte caricando i saraceni lancia in resta durante la Riconquista spagnola. La vera Crociata oggi è la battaglia della coerenza di chi, votato anima e corpo all’ossequio della divina regalità di Cristo, non tollera una società fatta di sballo, pornografia, aborti, bestemmie e altri abominii.

Ben vengano i pomeriggi domenicali nei quali prima di andare alla messa vespertina si studia la letteratura carolingia, cavalleresca per definizione, o si leggono i carteggi amorosi dell’Ottocento. Ma poi, nutrita che si è l’anima di quello spirito romantico sempre più disprezzato da un mondo, il nostro, dove l’amore sentimentale è solo pane per giornali di gossip, occorre che quell’ardore sentimentale e cavalleresco lo trasformiamo in realtà, trattando le nostre mogli come regine da venerare e riverire, e facendo della propria fede cattolica un’opera missionaria volta a creare un mondo che sia, almeno un pochino, più conforme ai precetti santi di amore, giustizia e misericordia consacrati nelle pagine immortali del Vangelo.

Questo chiediamo oggi al Nostro Divino Salvatore Gesù Cristo, per intercessione della sua santissima e venerabilissima Madre.

Così sia.