La Comunion Tradicionalista Carlista: paladini della Tradizione cattolica ispanica

BREVE STORIA DEL CARLISMO

Il carlismo è una rivendicazione legittimista contro l’usurpazione prodotta nel 1833 alla morte del re Ferdinando VII. La legislazione spagnola, semi-salica, stabilì che la successione alla Corona dovesse avvenire nella persona del fratello del Re, l’Infante Don Carlos, salutato come Carlos V dai suoi sostenitori. Invece, un vero e proprio colpo di stato segreto portò al trono Isabella, la giovanissima figlia del defunto Ferdinando VII e di Maria Cristina di Napoli. La guerra scoppiò con forza in tutta la Spagna — di solito sono ricordati soprattutto Paesi Baschi, Navarra, Catalogna e Valencia; ma cominciò in Castiglia e raggiunse anche le piazze africane, e durò sette anni. Ancora negli anni Quaranta dell’Ottocento, con il figlio di Carlos V, Carlos VI, tornerà la guerra, quella conosciuta con l’espressione catalana (perché in Catalogna e Valencia era più intensa) come “Guerra dels Matiners”, cioè dei “mattinieri” in rivolta. E tra il 1872 e il 1876, con Carlo VII, una terza guerra durante la quale il Ricorrente governò varie zone della Spagna. Anche nel XX secolo, la guerra che durò tra il 1936 e il 1939 ebbe, soprattutto in alcune regioni (pensiamo alla mitica Navarra, per esempio) un’importante componente carlista; così come il carlismo, la comunione tradizionalista, fu la forza decisiva sia nella prima sollevazione che nella successiva vittoria, nonostante la lontananza dal regime franchista. Una presa di distanza, però —non dimentichiamo—, totalmente diversa da quella di repubblicani, socialisti e comunisti, in quanto ispirata ai vecchi principi della tradizione spagnola e non alle ideologie della modernità (Miguel Ayuso, Una visione spagnola dell’azione francese, pp. 71-72. Vedi la nostra biblioteca digitale carlista). Nel dopoguerra il carlismo fu ricomposto. Nonostante la persecuzione del regime franchista, prima, e gli effetti deleteri del Vaticano II e del tradimento dell’allora principe Carlos Hugo, poi, la Causa di Dio, Patria, Fueros e Re legittimo è arrivata con vigore ai nostri giorni.

IDEARIO CARLISTA

Non c’è espressione migliore e più sintetica dei principi e dei fondamenti immutabili della legittimità spagnola che quelli sintetizzati dal re Alfonso Carlos (regio decreto del 23 gennaio 1936). La sua dichiarazione è la seguente:

«1.- La Religione Cattolica, Apostolica e Romana con l’unità e le conseguenze giuridiche con cui fu tradizionalmente servita ed amata nei nostri Regni.

2.- La costituzione naturale e organica degli stati e dei corpi della società tradizionale.

3.- La federazione storica delle diverse regioni e dei loro privilegi e libertà. Membri dell’unità della patria spagnola.

4.- L’autentica monarchia tradizionale, legittima di origine ed esercizio.

5.- I principi e lo spirito e, per quanto praticamente possibile, lo stesso stato di diritto e di legislazione anteriore al cd nuovo diritto».

La Comunione Tradizionalista si dichiara fedele seguace degli insegnamenti secolari della Santa Chiesa Cattolica sui fini ultimi della società umana e sulle norme morali alle quali i suoi membri devono attenersi. Si propone, quindi, di realizzare l’unità cattolica della Spagna, il carattere confessionale dei suoi organi di governo e, per questo, rifiuta esplicitamente le dottrine sociali del modernismo religioso e del personalismo filosofico.

La Comunione tradizionalista intende difendere la costituzione naturale della Spagna, così come ci è stata lasciata in eredità dalla tradizione, per cui occorre mantenere l’unità e l’indipendenza della Patria come società sufficiente per realizzare il bene umano comune, senza pregiudizio della legittima autarchia delle sue regioni espressa nei loro statuti e con espressa subordinazione ai fini ultimi di ogni impresa umana: Dio. Proprio per questo il carlismo rifiuta sia la secessione dei cosiddetti separatismi, sia ogni tipo di nazionalismo esasperato che faccia della Patria un’idea fine a se stessa.

La Comunione tradizionalista intende mantenere i privilegi e le libertà specifiche delle società subordinate, come corporazioni, corporazioni, confraternite, confraternite, comuni, regioni, regni e altre comunità, i cui fini e mezzi sono conformi alla legge naturale e agli insegnamenti della Chiesa. Pertanto, si oppone a tutti i tipi di statalismo e socialismo che tendono all’omogeneizzazione della società e all’assorbimento centralistico di tutto il potere sociale.

La Comunione tradizionalista comprende che il regime politico della Spagna deve essere la monarchia mista che, pur riconoscendo un potere effettivo al Re nei supremi compiti di governo, non gli concede per questo un potere assoluto, ma limitato dai Fueros e dalle Cortes, dove le società inferiori, i ceti ecclesiastici e nobiliari hanno una rappresentanza gerarchica e diretta. La trasmissione del potere monarchico sarà ereditaria e conforme al principio di legittimità di origine, che sarà subordinato alla legittimità di esercizio che presuppone, tra l’altro, il giuramento di rispettare i privilegi e libertà degli spagnoli. Questo regime monarchico, che è però tanto democratico quanto lo consente la natura umana, si oppone alle elucubrazioni escogitate dal razionalismo e, più specificamente, a ogni sorta di fascismo caudillo ea qualsiasi regime demagogico fondato esclusivamente sulla volontà popolare.

Questi principi, sintetizzati nel motto di Dio, Patria, Fueros e Re, per i quali il vero carlismo ha lottato fino ad oggi, sono così intrecciati che tutti sono subordinati e acquistano significato ultimo nel primo, e nessuno degli altri tre può essere dimenticato senza distruggere il resto.

LA PIRAMIDE DOTTRINALE

Pertanto si devono distinguere nella piramide dottrinale carlista cinque gradini:

  1. il bene personale del Re
  2. il bene istituzionale della regalità
  3. gli interessi delle famiglie e dei popoli ispanici
  4. il bene comune delle Spagne
  5. il bene supremo della Cristianità

Ognuno di essi è subordinato al successivo. I principi di fronte ai propri popoli, gli individui di fronte alla patria, le Spagne al servizio di Dio.

Quando sarà necessario determinare in ogni specifico caso l’importanza dei punti dottrinali con riferimento alla politica – e questo soprattutto allorch sprgano divergenze per scegliere e preferire uno di essi agli altri – l’ordine dei valori sarà sempre perfettamente chiaro: “dal più al meno: Dio, Patria, libertà tradizionali, regalità, re”.

Interpretare i temi della dottrina tradizionalista alternado quest’ordine gerarchizzato di valori politici e morali è proibito al carlista.

La concezione teocentrica dell’universo, il senso cristiano dell’esistenza, la superiorità del bene comune sugli interessi individuali e l’esigenza della legittimità d’esercizio si uniscono indissolubilmente e costituiscono l’ordine dei valori ideali.

S.A.R. DON SISTO ENRICO DI BORBONE, PORTA-BANDIERA DELLA TRADIZIONE

L’istituzione si incarna in una persona. E la monarchia richiede un re. E il legittimismo richiede un re legittimo opposto all’usurpatore. Il carlismo senza re è un’assurdità che conviene solo a chi in fondo ha abiurato il legittimismo, per restare in tradizionalismi astratti che — salvo lodevoli incongruenze — sfociano infine nell’obbedienza democristiana. Il prolungamento di una legittimità che non riesce a conquistare il potere e a ripristinare la legittimità tende al folklorismo. E nonostante questo, tra noi, fino alle tragiche conseguenze del Concilio Vaticano II, coincidente nel tempo con il tradimento di don Carlos Hugo, si può affermare l’effettiva continuità politica dell’adesione ad alcuni principi. Anche con centinaia di gruppi e piccoli gruppi, spaccature e divisioni, e anche mediando l’esaurimento del tronco della dinastia, con la necessità di potare diversi rami.

E il re Javier de Borbón Parma raccolse intorno a sé la lealtà secolare. Come oggi il carlismo dovrebbe seguire avidamente suo figlio Don Sixto Enrique. Lo dimostra il suo recente manifesto, ultimo resoconto di un rosario di attività discreta ma sostenuta nel tempo. Per la sua fedeltà ai principi della tradizione spagnola codificati dal re Alfonso Carlos. Per la sua corretta visione dell’attuale situazione del mondo. Per la sua carriera al servizio della causa del cristianesimo e dell’ispanità in particolare. Don Sixto Enrique, uomo intelligente e colto, inquieto e viaggiatore, fermo come sempre nella tradizione della Chiesa e in quella del legittimismo carlista. Ecco l’uomo. L’uomo di cui la Spagna ha bisogno per continuare la venerabile continuità della monarchia tradizionale. Legittimità di provenienza ed esercizio. Il resto sono discorsi repubblicani contro la monarchia. Paradosso simile a quello che in altri campi accompagna in ambienti noti la sempre più frequente predicazione conformista dell’anticonformismo e del cattolicesimo liberale indirizzata “nella vita pubblica”. Il carlismo ha un segno molto chiaro: completamente legittimista e tradizionalista. L’affievolimento delle sue note costitutive, consapevole o involontario, può apparire richiesto da rispettabili scelte personali o pretendere di obbedire a ragionevoli esigenze di tempo, ma in ogni caso significa un nuovo percorso. Fai un buon viaggio. Chi lo vuole lo segua. Ma non coprire i nuovi porti a cui è destinato il rifugio. Il carlismo non solo crede che davanti a Dio non ci sia un eroe anonimo; inoltre è sempre stata una milizia di soldati conosciuti. Con un capitano che sa chi è. (M. Anaut: «L’uomo e l’istituzione (di cosa ha bisogno la Spagna)». Cfr. Carlismo.es, 23 settembre 2002)

IN SINTESI

Il Carlismo è

  1. Una bandiera dinastica, quella della legittimità.
  2. Una continuità storica, quella delle Spagne.
  3. Una dottrina giuridico-politica, quella tradizionalista.

DIOS, PATRIA, FUEROS, REY LEGITIMO.

VIVA CRISTO REY !